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CHIESA DI SAN GIORGIO AL VELABRO E ARCO DEGLI ARGENTARI
La Chiesa è una delle più antiche di Roma.
La sua costruzione, ad opera di monaci greci dedicati a raccogliere la carità e di distribuir- le ai poveri, iniziò sin dal 600 d.C. inglobando delle costruzioni romane del III secolo. Cen- to anni dopo fu definitivamente consacra a San Giorgio, il santo guerriero ucciso in Cap- padocia, ponendo sotto l’altare la reliquia del cranio.
Numerosi furono i restau- ri anche a causa dei fre- quenti allagamenti, a causa della vicina cloaca Massima che portava l’acqua del fiume quando questo saliva di livello.
E’ una delle poche chie-
se a Roma che hanno
conservato la stessa fac-
ciata sin dal medioevo
ma, purtroppo nel 1993,
una bomba ha comple-
tamente distrutto il porti-
co. Fu meticolosamente
ricostruito pezzetto dopo pezzetto identico all’originale compresa l’inscrizione che la circonda che dice: "Stefano dalla Stella, desiderando ottenere l'eternità, parco nell'eloquenza e famoso per luce di virtù, spendendo oro, rinnovò il pronao, con le sue sostanze lo fece per te o S.Giorgio di cui questo chierico fu priore di questa chiesa, questo luogo presso il Velo nel prenome è detto d’oro"
Nella parte destra della facciata troviamo letteralmente inglobato un arco di marmo detto degli “ar- gentari”.
Fu nel 204 d.C. dai bancari in onore di Settimio Severio e la sua famiglia.
Il figlio di questi, Caracalla, non solo uccise la sorella minore Geta ma la condannò pure alla cosid- detta “Damnatio memoriae” ossia fu tolta da tutti i monumenti il suo nome e la sua effige. All’interno, sul lato destro possiamo vedere nel bassorilievo la terza figura a destra cancellata e sostituita con un fregio.
Nel medioevo girava la leggenda di un tesoro nascosto nel suo interno ed infatti fu più volte bucata da tutte le parti nella sua vana ricerca. Questo lo si può vedere chiaramente all’interno sul suo lato sinistro.
In alto a sinistra, all’angolo c’è il bassorilievo un semidio molto venerato da queste parti: Ercole